Basta fronzoli, si passa alla modalità MANUALE.

Dopo aver testato le modalità “priorità dei tempi” e “priorità dei diaframmi” vediamo come fare a scattare un’immagine complicandoci un po’ la vita. Gli automatismi sono utilissimi, specialmente in quelle situazioni in cui non abbiamo il tempo materiale per metterci a giocare con le nostre ghiere. Tuttavia, è bene considerare che non sempre riusciremo a cavarcela con una modalità “assistita”. Ci sono situazioni in cui, vuoi per esigenze creative, vuoi per problematiche di carattere tecnico, sarà necessario avventurarsi nel mondo complesso della modalità manuale.

Anzitutto dobbiamo chiarire un aspetto, che ho notato essere di difficile comprensione. Distinguiamo la messa a fuoco dall’esposizione. Sono due parametri distinti e devono restare tali. La messa a fuoco è la prima cosa che impariamo in fotografia. Possiamo selezionare diverse opzioni dalla nostra macchina, ad esempio un’area di messa a fuoco automatica, o un punto singolo. L’autofocus agirà per mettere a fuoco il soggetto nell’area e nel modo che noi abbiamo indicato.

Per riepilogare, i “modi” in cui agisce l’autofocus sono:

– Modo AF-S; messa a fuoco “singola, per soggetti statici;

– Modo AF-C; messa a fuoco continua, per soggetti dinamici;

– Modo AF-Auto; una via di mezzo dei due precedenti, la macchina si adatta alla situazione.

 

Per quanto concerne l’area di messa a fuoco, possiamo identificare principalmente:

– Area autofocus “AUTO”; la macchina sceglie automaticamente nell’area inquadrata.

– Punto singolo; decidiamo noi dove effettuare la messa a fuoco, utilizzando uno dei punti singoli a disposizione

– Area “dinamica”, tracking 3d; decidiamo noi il punto di messa a fuoco iniziale, e se il soggetto si muove, la messa a fuoco lo segue (a patto che il MODO AUTOFOCUS sia impostato su CONTINUO).

 

Chiaramente, a questo punto, è necessario considerare che se decidiamo di impostare un modo AF-S (singolo, per soggetti statici), non potremo certo pretendere grandi risultati se scattiamo, ad esempio, ad una gara automobilistica con area di messa a fuoco tracking 3d, o dinamica.

Insomma, usiamo la testa!

Chiariti i dubbi sull’autofocus, passiamo all’esposizione.

L’esposimetro della nostra macchina fotografica lavora per farci leggere la quantità di luce che compare nell’immagine. A seconda della situazione potremo usare principalmente tre modi per farlo lavorare al meglio:

– Modo MATRIX: la lettura viene fatta sull’intera area dell’immagine;

– Media ponderata centrale: la lettura è sempre globale, ma il 70% circa del “peso” della valutazione è data dall’area centrale dell’immagine;

– Spot: la lettura dell’esposizione è data su un punto singolo dell’immagine, scelto da noi.

 

Lo so, cominciate a storcere il naso.

Facciamo qualche esempio.

Situazione tipo 1: tardo pomeriggio, al mare (perché già sappiamo che non si fotografa con il sole di mezzogiorno, e avete dormito troppo per immortalare l’alba…). Vogliamo portarci a casa uno scatto della spiaggia caraibica in cui stiamo trascorrendo le vacanze. Trovato lo scorcio che ci interessa, volgiamo un panorama che comprenda spiaggia, mare cielo e nuvole. Lente grandangolare, impostiamo il modo autofocus su AUTO (che per queste cose difficilmente sbaglia), l’area di messa a fuoco su AUTO (è un panorama, non ci serve una messa a fuoco selettiva), modo esposizione su MATRIX (anche per l’esposizione, facciamo in modo di non complicarci troppo la vita). Diaframmi medio-chiusi per ottenere una buona nitidezza e profondità di campo, adeguiamo i tempi in modo che il nostro esposimetro interno arrivi a “0” e scattiamo. Facile, anche troppo.

Situazione tipo 2: lo stesso tardo pomeriggio di cui sopra, vogliamo fare un ritratto al venditore di cocco, cercando di decontestualizzarlo. Teleobiettivo, lasciamo il modo autofocus su AUTO, o impostiamo il punto singolo e posizioniamolo sul soggetto, modo esposizione “media ponderata” centrando l’inquadratura sul viso del nostro soggetto (poi parleremo di composizione), diaframmi aperti per ottenere lo sfocato davanti e dietro il soggetto, adeguiamo i tempi e scattiamo. Et voilà! Mica così semplice… perché in questo caso specifico le variabili potrebbero essere molte e difficili da leggere. Ad esempio, se il nostro venditore di cocco avesse una carnagione scura, l’esposimetro tenderebbe a farci sovraesporre leggermente la foto, con il rischio di “bruciare” lo sfondo. Se, invece, fosse “albino”, otterremmo il risultato contrario, sottoesponendo l’intera immagine. Ci vuole un po’ di pratica, senza dubbio.

Situazione tipo 3: stessa location, con un bimbo che gioca a palla sulla spiaggia. Vogliamo ritrarre l’intera scena, non fare un ritratto. Torniamo al nostro grandangolare, oppure un normale, diaframmi medio-chiusi, tempi di scatto adeguati a non ottenere il mosso (è un nanerottolo che corre a destra e sinistra… da 1/60 a scendere, a seconda di quanto è veloce!). Con una misurazione Matrix, essendo una scena globale, non dovremmo sbagliare. A condizione che non ci siano riflessi di luce sull’acqua o luce solare diretta nell’obiettivo. In questo caso il nostro esposimetro tenderà a darci indicazioni per ottenere un’immagine che risulterà chiaramente sottoesposta. Il modo autofocus, essendo una scena e non un singolo soggetto, va benissimo lasciato su “auto”, così come l’area di messa a fuoco. L’esposimetro è abbastanza attendibile, ma dobbiamo essere noi a pilotare il tutto, andando a misurare la luce esattamente dove ci serve, per avere una lettura più giusta possibile.

Ora facciamo qualche esempio pratico in cui non dobbiamo dare troppo peso alla valutazione esposimetrica.

Per creare un buon effetto “silhouette” è necessario che lo sfondo sia molto più luminoso del soggetto che stiamo fotografando. Sil-Lezione6(foto a destra). Nella valutazione pre-scatto dobbiamo tenerne conto. E’ bene impostare il tipo di misurazione su “spot”, effettuare la misurazione sullo sfondo, sovraesporlo a seconda della sua intensità e poi mettere a fuoco il nostro soggetto senza più agire sui parametri. Ma è vero anche l’inverso, ovvero misurare il soggetto e sottoesporlo. Questione di abitudine e di comodità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inn-Lezione6La misurazione dello sfondo (foto a sinistra) ci aiuta quando le condizioni di luce diventano difficili e dobbiamo quindi utilizzare un flash per illuminare il nostro soggetto ad esempio durante un tramonto. Misuriamo la scena, sottoesponiamo un pochino per esaltare i toni rossastri tipici della sera e poi concentriamoci sul nostro soggetto con il flash .

 

 

La parola d’ordine è “PRATICA”. Mettetevi in testa di dedicare qualche giornata a comprendere il funzionamento dell’esposimetro. E’ l’unico modo per far sì che diventi un vostro amico fedele.

Abbiamo letto gli articoli precedenti, quindi siamo tecnicissimi… rompiamo il salvadanaio ed andiamo a comprarci la nostra nuova reflex…

Bella, appena uscita dalla fabbrica, che odora di nuovo. Neppure un granello di polvere sulla lente.

La studiamo per qualche ora, fieri del nostro acquisto, e poi, finalmente, decidiamo che è giunto il momento di fare qualche scatto.

E allora, VIA! In mezz’ora abbiamo riempito la memory-card da 32giga che il venditore ci ha obbligato ad acquistare insieme alla macchina.

In “sole” 3 ore riusciamo a scaricare le 356.854 immagini “RAW” sul nostro pc, e nei 5 giorni successivi non facciamo altro che guardarle, guardarle, guardarle… ma le troviamo di “scarso” interesse, e ci facciamo prendere un po’ dallo sconforto.

Il fatto è che, quasi certamente, ci siamo concentrati troppo sul mezzo, ignorando la scena.

Prima di pensare a tempi-diaframmi-iso-profondità di campo, “la fotografia è un esercizio di osservazione” (I. Allende)

Analizziamo quindi alcune delle “regole” per cercare di portare a casa qualche scatto interessante.

1) Bilanciamo gli elementi nella nostra inquadratura. Un soggetto decentrato è fotograficamente più interessante dello stesso in mezzo alla nostra immagine. Ma non facciamola diventare una regola ferrea. Diamo spazio alla direzione in cui un soggetto sta guardando, o verso la direzione in cui si sta muovendo. (foto 1 e 2)

Foto1-Lezione6

Foto2-Lezione6

2) La regola dei terzi. Che noia… è un concetto sentito un miliardo di volte, ma applicato poco. Dividiamo ipoteticamente la nostra “scena” in tre porzioni sull’asse orizzontale ed altrettante sull’asse verticale. Otteniamo 9 riquadri. Posizioniamo i nostri soggetti in modo che i punti “salienti” della scena coincidano con l’intersezione delle linee che abbiamo in mente. In questo modo le nostre immagini saranno di “lettura” più immediata, e quindi più efficaci. (foto 3)

Foto3-Lezione6

 

3) Utilizzare gli elementi come linee guida, schemi, cornici. A volte la nostra scena è ricca di dettagli che potrebbero rendere più interessante il nostro scatto. I binari del tram, un portone, i cavi elettrici, le geometrie di una scalinata… Cerchiamo sempre qualcosa di interessante. Basta solo osservare con un po’ di attenzione. (foto 4)

 Foto4-Lezione6

4) Variare i punti di vista. Siamo abituati all’idea di scattare una foto avvicinando la macchina foto al nostro viso, ottenendo immagini scattate più o meno dallo stesso punto di vista. Abbassatevi, rotolatevi a terra, salite su una sedia, scattate dal balcone. Offrite punti di vista differenti, ne guadagnerete in originalità. (foto 5)

Foto5-Lezione6

5) Isoliamo e decontestualizziamo, oppure riempiamo la nostra composizione. Abbiamo visto come con i teleobiettivi si riesca in modo abbastanza semplice a valorizzare un particolare, e come si ottenga l’inverso con un grandangolare. Prima di scattare, pensiamo bene al risultato che vogliamo ottenere, in base alla situazione. (foto 6 e 7)

Foto6-Lezione6

Foto7-Lezione6

 

6) Snelliamo l’osservazione finale. L’attenzione ad un particolare, una texture, un dettaglio, un profilo, ci permette di ottenere uno scatto che sarà facilmente interpretabile dall’osservatore finale che si sentirà più coinvolto nell’immaginarne ciò che manca. (foto 8)

Foto8-Lezione6

7) Ma, prima di tutto, osservate, osservate, osservate. E, ogni tanto, provate ad andare in giro senza reflex al collo. Giusto per capire, al vostro rientro, quanto vi è dispiaciuto non averla al seguito. Quando sarete arrabbiati per uno scatto potenzialmente buono che non avete catturato, vorrà dire che il vostro occhio sta migliorando.

 

 

Ora mi aspetto di sentirmi dire “eh, ma nelle foto che hai pubblicato qui, non sempre si rispetta la regola dei terzi…” o ancora “non mi pare che il portone sia decentrato…”. Sacrosanta verità. Ma le regole son fatte, a volte, per essere infrante… o no?

Per chiudere, voglio completare la citazione fatta inizialmente.

“La fotografia è un esercizio di osservazione, e il risultato è sempre un colpo di fortuna” (I. Allende)

Questo per dire che la componente “fortuna” ha un gran peso, ed è una variabile non prevedibile. Per questo dobbiamo cercare di essere, almeno, dei buoni osservatori…

Abbiamo affrontato molti temi, sia di carattere tecnico che stilistico.

Ora tocca a voi!

Buona luce!

Davide.

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