Introduciamo ora un tema FONDAMENTALE: la correlazione tra diaframmi e tempi.

Immaginiamo di avere un secchio da riempire d’ acqua. Lo mettiamo sotto ad un rubinetto e giriamo la manopola. A seconda di quanto apriamo la manopola del rubinetto, il secchio si riempirà in più o meno tempo, giusto? Bene. Il secchio da riempire è il nostro sensore, l’acqua è la nostra luce, l’apertura del rubinetto è il nostro diaframma, e il tempo… beh, è il tempo di posa. Se dal rubinetto facciamo uscire un filo d’acqua, ci vorrà molto tempo per riempire il secchio. Così come se apriamo tutto il rubinetto, avremo il nostro secchio pieno in un batter d’occhio.
Queste due variabili sono fondamentali per comprendere il funzionamento di diaframma e tempo di posa.
Per scattare una fotografia dobbiamo saper gestire l’apertura del nostro rubinetto, e di conseguenza il tempo per riempire il nostro sensore con la luce. O viceversa. E come si fa? Anzitutto partiamo dall’analisi delle due variabili.

DIAFRAMMA

E’ la nostra “manopola” che gestisce la quantità di luce che vogliamo far arrivare al sensore. Come una qualsiasi manopola che si rispetti, può essere aperto o chiuso. L’unità di misura che si utilizza per il diaframma è chiamata “f”. Ora, tenetevi forte. Il valore del numero “f” è inversamente proporzionale alla dimensione dell’apertura del diaframma. Quindi, un numero “f” ad esempio di 1.8 indica che il diaframma è più aperto rispetto al numero “f” 4. E vuole quindi dire che un diaframma impostato ad 1.8 farà passare una quantità di luce maggiore rispetto ad un diaframma impostato a 4. A questo punto, qualcuno potrebbe dire: e quindi? Perché dovrebbe interessarmi cambiare questo parametro?

Perché il diaframma è più importante per gli effetti che provoca, piuttosto che per la quantità di luce che lascia passare. Mi spiego. Meccanicamente funziona come un rubinetto per la luce, ma la sua funzione primaria è quella di gestire quella che si chiama “profondità di campo” (d’ora in poi chiamata PDC). Vi siete mai chiesti perché in alcuni scatti vediamo un soggetto su uno sfondo sfuocato, mentre in altri vediamo tutto quanto a fuoco? Ecco la risposta. Un diaframma molto aperto (quindi identificato con un numero “f” basso) ci permette di scattare con poca PDC. Mano a mano che chiudiamo il diaframma, otterremo una PDC sempre maggiore, aumentando quindi la profondità della messa a fuoco e quindi la nitidezza generale. Ora facciamo qualche prova. Prendiamo la nostra macchina e spostiamo il selettore della modalità da “auto” (ebbene si, è ora…) ad “A” (Aperture). La modalità “A” ci permette di gestire solo i diaframmi, lasciando al processore della macchina la gestione del tempo di posa. Ora, zoom al massimo, mettiamo a fuoco il bicchiere che abbiamo sulla tavola con la cucina sullo sfondo, diaframma tutto aperto, e scattiamo. Ora ripetiamo lo scatto utilizzando il diaframma tutto chiuso. E guardiamo le due immagini che abbiamo catturato. Notiamo come la seconda immagine sia molto più leggibile lo sfondo, rispetto alla prima. E invece, nella prima immagine, siamo riusciti a decontestualizzare il soggetto dallo sfondo Benvenuti nel fantastico mondo della PDC.

TEMPO

Qui è tutto più semplice. Per “tempo” intendiamo proprio il periodo in cui il nostro sensore sarà esposto alla luce. Basta solo imparare a leggere i tempi come vengono espressi dalla nostra macchina. Quando leggiamo sul monitor della nostra reflex “1/125” o solo “125” vuol dire che la luce che passa attraverso il diaframma sarà disponibile per essere memorizzata dal sensore per UN CENTOVENTICINQUESIMO di secondo. Chiaramente, 1/125 è un tempo di posa più breve rispetto a 1/20, ed è più lungo rispetto a 1/500. E da qui la domanda: ed io come diavolo faccio a sapere quale tempo impostare?

Ebbene… partiamo dal presupposto che possiamo fotografare una persona che cammina, senza rischiare il “mosso”, con un tempo di 1/60. Da qui, dovremo impostare tempi più brevi mano a mano che la velocità del nostro soggetto aumenta. Una persona in bicicletta, (purché non sia un velocista!!) può essere “bloccata” agevolmente con 1/125. Per un treno in corsa ci servirà un tempo ancora più breve, e sarà ancora più breve per bloccare le pale di un elicottero in volo.
Al contrario, ma qui abbiamo bisognodi un cavalletto, se vogliamo dare quel piacevole effetto “seta” all’acqua di una fontana, o immortalare le scie luminose del traffico cittadino di notte, dovremo impostare tempi di posa decisamente più lunghi, fino a diversi secondi e non frazioni di secondo. Proviamo? Bene… Spostiamo il selettore di modalità della nostra reflex su “S” (Shutter). In questo modo, al contrario rispetto a quanto accaduto prima, saremo noi a regolare il tempo di posa, lasciando al processore della nostra macchina la gestione del diaframma. Impostiamo un tempo di 1/60 di secondo, inquadriamo un passante che passeggia, e scattiamo. Poi, senza modificare nulla, scattiamo una foto ad un’auto in corsa. Confrontando le due immagini, vedremo che la seconda sarà “mossa”. Non è detto che sia sbagliata, ben inteso… magari, per conferire dinamismo all’immagine, il mosso può darci una mano. E’ giusto per capire quali tempi abbinare alle varie situazioni. Proviamo a fare l’esempio contrario. Cerchiamo una fontana, impostiamo 1/250 di secondo e scattiamo. Poi mettiamo la macchina fotografica sul cavalletto, impostiamo un tempo di 1/10 e scattiamo ancora. Che succede? Nel primo scatto l’acqua è immobile, nel secondo scatto invece vedremo l’acqua disegnare linee morbide e soffuse. Ora non ci resta che fare pratica,per capire quali sono i tempi più appropriati ad ogni situazione. Buon divertimento!

La CORRELAZIONE degli elementi

Tempi e Diaframmi sono inequivocabilmente legati da un rapporto di reciprocità.
Pensiamo ad una bilancia, e mettiamo a sinistra il diaframma e a destra il tempo. E pensiamo al nostro secchio sotto al rubinetto. Lo possiamo riempire con un filo d’acqua in qualche minuto, o con una cascata d’acqua in un millisecondo. Così è per la fotografia. Possiamo impressionare rapidamente il nostro sensore facendo passare molta luce attraverso un diaframma aperto, o molto lentamente chiudendo il diaframma ed aumentando i tempi di posa. Il risultato è che faremo comunque la nostra fotografia. Impostando uno dei due valori, il processore della nostra macchina può fornirci in automatico il valore corrispondente dell’altro, in modo da ottenere un’immagine esposta correttamente. Approfondiremo ulteriormente questo concetto tra qualche riga, quando parleremo della modalità MANUALE. Nel frattempo esercitatevi con le modalità “A” ed “S”.

DiaframmiLenti

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